Coerenza cardiaca

Il Cervello Emotivo (CE) è la parte del Sistema Nervoso Centrale che presiede alla vita emotiva ed a gran parte della fisiologia del nostro corpo: cuore, pressione arteriosa, ormoni, apparato digerente, sistema immunitario. Spesso il CE funziona indipendentemente dalla corteccia cerebrale, responsabile del linguaggio e del pensiero.

I disordini emotivi (stress, ansia, depressione) sono conseguenza del cattivo funzionamento del CE, spesso legato a dolorose esperienze vissute nel passato, impresse in modo indelebile nelle strutture cerebrali.

Il CE è una postazione di controllo che riceve continuamente informazioni dalle diverse parti del corpo e risponde in modo appropriato per mantenere l'equilibrio fisiologico, l'omeostasi. Da questo punto di vista, le emozioni non sono altro che l'esperienza cosciente di un vasto insieme di reazioni fisiologiche che sorvegliano e adattano in continuazione l'attività dei sistemi biologici del corpo agli stimoli dell'ambiente interno ed esterno.

A causa della sua stretta relazione con il corpo, spesso il cervello emotivo è più facile da influenzare attraverso il corpo che attraverso il linguaggio.

La vita psichica è il risultato di un costante sforzo di integrazione fra le due parti del cervello: quella cognitiva, razionale, rivolta verso il mondo esterno; e quella emotiva, incosciente, orientata in primo luogo alla sopravvivenza e strettamente connessa al corpo.

I due cervelli, l'emotivo e il cognitivo, percepiscono l'informazione più o meno simultaneamente: da quel momento possono competere o collaborare; è il risultato di questa interazione a determinare ciò che sentiamo, il nostro rapporto col mondo e con gli altri. Quando i due cervelli si integrano, sperimentiamo un senso di armonia interiore, condizione indispensabile per ogni esperienza di benessere. Questa condizione è stata definita "stato di flusso". L'equilibrio fra reazioni emotive e risposte razionali ci permette anche di vivere con maggiore armonia nel contesto dei legami sociali.

Fra i vari metodi utili per favorire il raggiungimento di una maggiore armonia fra i due sistemi, uno dei più importanti è quello che riguarda il rapporto fra il cervello emotivo e il cuore.

Questo rapporto è reciproco, va nei due sensi: quando il CE va fuori fase, il cuore soffre e, a lungo andare, si sfinisce. Viceversa, in ogni istante della vita l'equilibrio del cuore influenza il cervello. Si può parlare infatti di "sistema cuore-cervello". Una relazione armonica fra i due permette di equilibrare il rapporto mente-corpo e di raggiungere più facilmente quella condizione di "flusso" che è sinonimo di benessere; con effetti positivi su stress e affaticamento, ansia, depressione, sonno, concentrazione, processo di invecchiamento.

Il cuore (come l'intestino) è dotato di una importante rete neuronale, sorta di "piccolo cervello", capace di avere percezioni proprie e di formare in certo modo propri ricordi, sulla base dei quali modificare il proprio comportamento. Il cuore inoltre produce degli ormoni, i quali agiscono fra l'altro anche sul cervello.

L'importanza del cuore nel linguaggio delle emozioni è dunque molto più di un'immagine: il cuore percepisce e sente; e, quando si esprime, influenza tutta la nostra fisiologia, a cominciare dal cervello.

La relazione fra cervello emotivo e "piccolo cervello" del cuore è una delle chiavi dell' "intelligenza emotiva" (termine che definisce appunto l'equilibrio fra emozione e ragione).

Lo stretto rapporto fra cuore e cervello è reso possibile dal "sistema nervoso periferico autonomo". Esso è costituito da due branche: il "simpatico", che controlla le reazioni di lotta e di fuga; e il "parasimpatico", che invece induce gli stati di rilassamento e calma e rallenta il cuore. Questi due sistemi, l' "acceleratore" e il "freno", sono in costante equilibrio e permettono di adattarsi con estrema rapidità a tutti i cambiamenti.

Il cuore a sua volta rinvia verso la base del cranio fibre nervose che influenzano l'attività cerebrale: quando il cuore va fuori fase, trascina con sé il cervello emotivo.

Il riflesso del dialogo costante fra CE e cuore è la normale variabilità del battito cardiaco: questa mutevolezza è molto benefica ed è segno di buon funzionamento del sistema.

Invece i picchi improvvisi di tachicardia, ad esempio quelli che accompagnano gli attacchi di panico, sono sintomi di una situazione anormale, in cui il cuore sfugge all'azione regolatrice del "freno parasimpatico".

Esistono da alcuni anni programmi informatici che permettono di visualizzare la variabilità del ritmo cardiaco e descriverne due modalità principali: il caos e la coerenza. Quando la variabilità dei battiti è forte e sana, le fasi di accelerazione e rallentamento mostrano un'alternanza rapida e regolare, un'onda armoniosa, che viene denominata "coerenza" del ritmo cardiaco.

Fra la nascita, quando le variazioni del ritmo cardiaco sono più accentuate, e l'approssimarsi della morte, quando sono minori, perdiamo circa il 3% di variabilità l'anno: la nostra fisiologia perde progressivamente elasticità nell'adattarsi ai cambiamenti dell'ambiente fisico ed emotivo. Se la variabilità diminuisce, significa che non teniamo in condizioni adeguate il "freno" fisiologico, cioè il "tono" del sistema parasimpatico. Dopo qualche decina di anni, la nostra fisiologia sarà come un'auto che può avanzare o accelerare, ma non può più rallentare a comando.

La diminuzione della variabilità dei battiti del cuore è associata ad un insieme di problemi legati allo stress e all'invecchiamento: ipertensione, insufficienza cardiaca, complicanze del diabete, infarto, morte improvvisa; e anche cancro.

A far precipitare la variabilità del battito cardiaco e a seminare il caos nella nostra fisiologia sono soprattutto le emozioni negative, come collera, ansia, tristezza, preoccupazioni. La coerenza invece è favorita dalle emozioni positive, come gioia, gratitudine e, soprattutto, amore; che nel giro di pochi secondi causano un'ondata di coerenza.

I passaggi caotici della nostra fisiologia quotidiana sono autentiche perdite di energia vitale: a far defluire a poco a poco l'energia fino a disperderla, è proprio l'accumularsi di passaggi caotici.

Lo stato di coerenza cardiaca influenza anche gli altri ritmi fisiologici, in particolare pressione arteriosa e respirazione: i tre sistemi si sincronizzano.

La "coerenza" permette al cervello di essere più rapido e preciso; di far fluire le idee più naturalmente e con minore sforzo; di trovare più facilmente le parole per esprimersi; di far sì che i nostri gesti siano rapidi ed efficaci. Quindi sembra essere capace di renderci più pronti ad adattarci agli imprevisti. La coerenza non è dunque una forma di rilassamento nel senso tradizionale; al contrario, può favorire una affermazione sul mondo esterno, ma in modo più armonioso che conflittuale.

La coerenza cardiaca si può imparare: esercitandosi un po' ogni giorno, per alcuni mesi, si rinforza l'attività del sistema parasimpatico; una volta che esso è "in forma", diventa sempre più facile servirsene, così che è meno probabile che la nostra fisiologia si disorganizzi, anche in situazioni difficili. Si può cioè imparare a mantenersi concentrati sulle sensazioni viscerali e sulla "coerenza".

Esiste un modo molto semplice ed efficace per far entrare il battito cardiaco in coerenza. Il metodo è costituito da alcune tappe, sviluppate e verificate dall' HearthMath Institute della California (www.heartmath.com).

1. La prima tappa consiste nel concentrare l'attenzione sull'interiorità, come nella tradizione dello yoga, della meditazione e di tutte le tecniche di rilassamento: astrarsi dal mondo circostante e accantonare per qualche minuto le preoccupazioni.

Il modo migliore è cominciare con due respirazioni lente e profonde, che stimolano il sistema parasimpatico. Si deve accompagnare con attenzione il respiro fino al termine della fase di espirazione: lasciarsi cioè portare dall'espirazione fino al punto in cui questa si trasforma naturalmente in una specie di dolce leggerezza.

A differenza degli esercizi orientali di meditazione, per la coerenza cardiaca è sufficiente soffermarsi su questa fase di stabilizzazione solo per 12-15 secondi, per poi riportare l'attenzione sulla regione cardiaca.

2. La seconda tappa consiste nell'immaginare di respirare attraverso il cuore. Continuando a respirare lentamente e profondamente, visualizzare e sentire ogni inspirazione ed espirazione mentre attraversano il cuore. Immaginare che l'inspirazione apporti ossigeno e che l'espirazione permetta di liberarsi di tutte le scorie: come un lavaggio del cuore in un bagno di aria pura, illuminante e calmante. Si può provare anche ad immaginare il proprio cuore come un bambino, che fluttua e si muove a piacere nell'acqua tiepida, con il suo ritmo, senza costrizioni né obblighi.

3. La terza tappa consiste nel prestare attenzione alla sensazione di calore e di espansione che si sviluppa nel petto, accompagnandola e incoraggiandola col pensiero e il respiro.

Un metodo efficace per incoraggiare questa sensazione consiste nell'evocare un sentimento di gratitudine. Il cuore è particolarmente sensibile alla gratitudine e ad ogni sentimento di amore. Ad alcune persone basta visualizzare il volto di un bambino, oppure l'immagine di un animale che è loro caro. Altri trovano più facile ricordare una scena di pace in un ambiente naturale; altri ancora evocano un'azione divertente e gioiosa. Spesso durante questo esercizio un sorriso sale alle labbra: è un chiaro segnale che la coerenza è stata raggiunta.

In uno studio pubblicato nel 1995 sull' American Journal of Cardiology, i ricercatori dell' HearthMath Institute hanno dimostrato che il semplice fatto di evocare un'emozione positiva, grazie a un ricordo o anche ad una situazione immaginata, induce molto rapidamente la transizione della variabilità cardiaca verso una fase di coerenza del ritmo del battito cardiaco, che si ripercuote rapidamente sul cervello emotivo, portandogli così stabilità.

Il dialogo che così si stabilisce fra cuore e cervello emotivo, con un po' di allenamento permette di mantenere lo stato di massima coerenza per mezz'ora o anche più, stabilizzando il sistema nervoso autonomo, l'equilibrio simpatico – parasimpatico. Una volta raggiunto questo stato, possiamo accedere simultaneamente alle capacità intuitive del cervello emotivo e a quelle razionali, riflessive, del cervello cognitivo.

Più ci si esercita ad utilizzare questa tecnica, più diventa facile entrare in coerenza. E si è, per così dire, più capaci di comunicare direttamente con il proprio cuore. In questa sorta di dialogo interiore, si può immaginare il cuore come un ponte verso il nostro "io viscerale", un interprete del Cervello Emotivo.

I nostri pensieri influenzano moltissimo la coerenza cardiaca: quando si focalizza l'attenzione sul cuore e sul benessere interiore, la coerenza aumenta; quando viceversa ci si lascia distrarre da pensieri negativi e preoccupazioni (la normale tendenza del cervello lasciato a se stesso), in pochi secondi la coerenza diminuisce e il caos prende il suo posto.

D'altra parte il cuore facilita il funzionamento del cervello: le fasi di caos interferiscono con le funzioni cerebrali, mentre la coerenza agevola la concatenazione delle operazioni cerebrali.

I software usati per la ricerca sul sistema cuore-cervello sono sostanzialmente programmi di "biofeedback", che permettono di visualizzare istantaneamente il livello di coerenza e accelerare l'apprendimento della tecnica. Vedere sul monitor di un computer il proprio cuore entrare in coerenza, è un modo molto efficace per convincersi che si può imparare a controllare la propria fisiologia. Un tale apprendimento può essere molto utile a chi soffre di palpitazioni o anche di attacchi di panico, o a chi deve affrontare situazioni ansiogene.

Tuttavia, come si è detto, è possibile esercitarsi da soli, senza l'aiuto del computer, al raggiungimento della coerenza cardiaca, seguendo le tre tappe descritte sopra.

Tratto da: "Guarire", di David Servan-Schreiber, ed. Sperling Paperback, capp. 1,2,3,4.